JACK HIRSCHMAN – Premio alla carriera

Uno dei maggiore poeti del mondo, il quarto poeta Laureato di San Francisco sarà il protagonista assoluto della seconda edizione del Premio alla Carriera del Comune di Moniga del Garda (BS): 

giovedì 15 maggio alle ore 21
nell’occasione del volume edito dalla Seam Edizioni‘Jackissimo’

jackissimo

Sarà Jack Hirschman il protagonista assoluto della seconda edizione del Premio alla Carriera organizzato da Igor Costanzo, il comune di Moniga del Garda e l’Assessorato alla Cultura. Questo premio consegnerà, anno dopo anno, ad una o più personalità che si sono distinte in campo nazionale e internazionale nel mondo delle arti, della letteratura, della musica, dello sport. Il grande Poeta sarà anche sul lago di Garda nel corso del suo breve tour italiano organizzato da Casa della Poesia di Baronissi.

 

Giovedì 15 Maggio Hirschman sarà dunque a Moniga per ricevere il Premio alla Carriera e il dono che molti amici poeti italiani hanno pensato per festeggiare i suoi 80 anni: “Jackissimo”, volume edito dalla Seam Edizioni.

 

Insieme a lui, negli spazi offerti dal Comune, oltre a Igor Costanzo che ha ideato questo premio, ci saranno anche Beppe Costa e Stefania Battistella.

Non mancheranno le presenze istituzionali: a consegnare il Premio vero e proprio, infatti anche il primo cittadino Lorella Lavo e l’assessore alla Cultura Gloria Terzi.

Un’occasione più unica che rara, spiegano, “per consegnare un meritato riconoscimento a chi, con la sua poesia, il suo impegno civile ha segnato in tutto il mondo il più sentito messaggio contro la guerra.

 

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Jack Hirschman, classe 1933, nasce a New York e cresce nel Bronx. Da giovane lavora per la Associated Press. A 19 anni riceve una lettera da Ernest Hemingway che verrà pubblicata come “Lettera a un giovane scrittore” sul New York Times alla morte del grande romanziere. Si laurea al City College di New York e consegue un Master e un Dottorato di ricerca all’Università dell’Indiana. Negli anni Sessanta insegna alla UCLA in California. È un docente molto amato dagli studenti e di grande carisma, ma viene licenziato per la sua attività contro la guerra del Vietnam. Hirschman decide allora che diventerà un’artista e un poeta.

Nel 1972 si trasferisce a San Francisco e inizia la sua lunga attività di poeta di strada e di poeta impegnato. Sebbene abbia da sempre rinunciato a pubblicare i suoi testi con grandi case editrici, il suo lavoro di poeta e traduttore è apparso in oltre 100 pubblicazioni.

Il suo testo più importante The Arcanes è stato pubblicato in Italia nel 2006 da Multimedia Edizioni.
Nello stesso anno Hirschman è stato nominato quarto poeta laureato di San Francisco.

La sua dedizione alla Poesia in tutte le sue accezioni – lirica, sociale, politica – fa di Hirschman uno dei poeti statunitensi più importanti e significativi.

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ARRABAL IN ITALIA: Il castello dei clandestini

presentazione del libro “Il Castello dei Clandestini”
con l’autore FERNANDO ARRABAL
venerdì 20 settembre 2013 alle ore 18:00
nela sala consiliare di Moniga del Garda (BS)
 

Dal 1978, data di pubblicazione dell’edizione italiana di Panico, libro sul movimento fondato da Fernando Arrabal, Jodorowsky e Topor, non riesco a staccarmi dalla magia che questo autore ha avuto su di me, benché siano passati oltre trent’anni (lo abbiamo avuto ospite in libreria nel 2010) l’occasione mi è stata fornita prima dallo spettacolo di Viviana Piccolo cui Fernando ha dedicato questo testo e, più recentemente da Igor Costanzo e dal comune di Moniga del Garda che ne condividono la pubblicazione. Nasce quindi la volontà di ritradurre il testo già tradotto da Massimo Rizzante per lo spettacolo della Piccolo, riscoprendone ancora una volta l’attualità, il linguaggio, l’impegno di un teatro che ancora certamente trova il nostro paese “ritardato”; quindi unendo le forze di amici (cui si è aggiunto Lorenzo Ferri dell’Arci di Treviglio) che amano la patafisica e tutta l’opera di Fernando senza togliere neanche un “pelo”, ne approfittiamo per stampare per i tipi della SEAM (con la collaborazione di Volo Press), questo straordinario testo arricchito dalla attenta prefazione di Andrea Garbin

Fernando sarà quindi ospite a Pordenone, Moniga del Garda e Treviglio le cui date riportiamo sotto.
beppe costa
 
collana INEDITI RARI E DIVERSI scelti da beppe costa

Nel teatro politico di Arrabal è sempre possibile trovare originalità e genio in grado di raccontare i meccanismi dell’esistenza e della società.
Il Castello dei clandestini, scritto appositamente per l’attrice e regista Viviana Piccolo, è uno straordinario monologo che ruota intorno alle questioni dell’immigrazione e della clandestinità, temi di grande attualità nell’Europa comunitaria di oggi, e certamente degli anni a venire. […]
[…] Lui, che ha vissuto per anni la condizione dell’esilio, sosteneva, riassumendo a brevi linee, che il reato di clandestinità non può esistere, che è una bufala da considerarsi violazione dei diritti umani, per il semplice fatto che in natura l’essere umano ha la libertà e il diritto di muoversi senza limitazioni geo-politiche, e nella società odierna l’emigrante che lascia il proprio paese non lo fa di sua spontanea volontà, ma perché è messo nella condizione di andarsene dalla società stessa. Ecco la contraddizione […].

Dalla prefazione di Andrea Garbin
Festival Pordenonelegge, 19 settembre 2013 ore 18.00
http://www.pordenonelegge.it/it/index.html;
Moniga del Garda, 20 settembre 2013 ore 18.00
Sala Consiliare del Comune di Moniga del Garda.
Nell’occasione sarà consegnato un premio alla Carriera,
come dovuta anticipazione del Premio Nobel.
Arci Fuorirotta Treviglio (località Battaglie)
21 settembre 2013 ore 21.30.

Arrabal ha diretto sette lungometraggi, pubblicato quattordici romanzi, circa ottocento libri di poesia e vari saggi. Le sue opere sono state tradotte in numerose lingue. Ebbe particolare eco la sua Lettera al Generale Franco pubblicata quando il dittatore era ancora in vita. Alla morte di Franco, il nome di Arrabal appare nella lista dei cinque spagnoli più pericolosi: Carrillo, la Pasionaria, Líster, il Campesino e, appunto, Arrabal.
Nel 1963, con Alejandro Jodorowsky e Roland Topor, fonda il Gruppo Panico. Dal 1990 è Trascendent Satrape del Collegio di Patafisica. Amico di Andy Warhol e di Tristan Tzara, fece parte per tre anni del gruppo surrealista di André Breton; per questo motivo, Mel Gussow lo definisce l’unico sopravvissuto delle «tre reincarnazioni della modernità».
Fernando Arrabal, erede di Kafka ma anche di Alfred Jarry, è autore di un teatro geniale, brutale, sorprendente e gioiosamente provocatorio. Un potlatch drammatico in cui i rottami delle nostre società “avanzate” si carbonizzano nel festoso recinto di una rivoluzione permanente.

Colgo l’occasione per riportare un pezzo che scrisse Alberto Moravia in occasione dell’uscita in Italia di “Viva la muerte”.

SE EDIPO IMPUGNA LA BANDIERA ROSSA
di Alberto Moravia

“Viva la muerte” di Fernando Arrabal è un film doppiamente autobiografico, cioè sia negli eventi che sono quelli della vita stessa dell’autore, sia nelle deformazioni che l’autore non può fare a meno, proprio perché è profondamente e direttamente impegnato nella sua opera, di introdurre negli eventi. Di che si tratta in “Viva la muerte “? In una cittadina spagnola, ai nostri giorni, in una famiglia povera composta dei nonni, della madre e di una zia, vive un ragazzo il cui padre, ufficiale repubblicano, ai tempi della guerra civile, fu arrestato e

condannato prima a morte e poi al carcere a vita. Il ragazzo ha assistito all’arresto, sa della condanna a morte e del carcere a vita e ha pure appreso che il padre ha tentato di uccidersi e che alla fine è diventato pazzo ed è scomparso. Ora questa è punto per punto la storia del padre di Arrabal il quale, infatti, ha scritto: “Il 4 novembre del 1941 colpito da turbe mentali, mio padre fu trasferito dal carcere centrale di Burgos al manicomio provinciale della stessa città. 54 giorni dopo sfuggì e scomparve per sempre. Il giorno della sua scomparsa, a Burgos, c’era un metro di neve e gli archivi indicano che egli non aveva con sé la carta di identità e indossava soltanto il pigiama. Mio padre che era un “rosso”, era nato a Cordoba nel 1903. La sua vita fino alla scomparsa fu una delle più dolorose che io ricordi. Mi piace pensare di avere le sue stesse idee artistiche e politiche”.
Fin qui i fatti. Ma nel film, oltre all’autobiografia fattuale c’è anche quella interiore. Arrabal immagina che il ragazzo è sicuro che sia stata la madre retriva e bigotta a denunziare e fare arrestare il padre dai franchisti. Ora, è accertato che questo ” non risponde alla verità “. In realtà la madre si limitò, forse per paura, a non prendere le difese del marito, a non assisterlo con il suo affetto. Bisogna dunque vedere nell’invenzione della delazione una specie di rabbiosa diffamazione da parte di Arrabal il quale, evidentemente, “aveva bisogno”, e non soltanto per motivi letterari di non perdonare alla madre il suo contegno verso il padre.
Perché insisto sul doppio autobiografismo di  “Viva la muerte “? Anzitutto perché esso spiega l’atmosfera dolorosa e sofferta della vicenda. E poi perché è la chiave per arrivare al nucleo centrale, tragico e straziante, dell’ispirazione di Arrabal. Il ragazzo Faudo ama sua madre di un amore eccessivo, chiaramente edipico, che alla fine potrebbe portarlo, per istintiva rivalità, a prendere le parti della donna contro il padre. Ma Faudo sente, al tempo stesso, oscuramente, che deve rivoltarsi contro sua madre e contro il mondo retrivo e bigotto che essa incarna. Allora, con mezzi drastici e disperati, egli opera una scelta esistenziale. Tra se stesso e sua madre getta la delazione materna, il destino del padre e, alla fine, la rivoluzione. Si identifica, insomma, con il padre “rosso”; rifiuta la madre franchista. Lo sforzo durato per ripudiare la madre, lo fa ammalare.

Nell’autobus che lo porta all’ospedale, egli accuserà apertamente la madre di aver provocato l’arresto del padre. Essa risponderà: “Se egli avesse fatto il suo dovere, oggi sarebbe dalla parte dei vincitori. Oggi sarebbe un padre come tutti gli altri. Ma egli, per le sue idee, ha compromesso tutto: il suo avvenire, quello della moglie e dei figli”. Chi non ha udito parole simili al tempi dei fascismi ?
Il film è raccontato a due livelli, quello della vita quotidiana in un borgo spagnolo e quello della vita interiore di un ragazzo alle prese con il suo inconscio. Nella descrizione della vita quotidiana Arrabal è realistico, del realismo, però, fermo e incantato che è proprio dei surrealisti, a cominciare da Buñuel. La vita interiore, d’altra parte, accompagna quella quotidiana con un flusso continuo di immaginazioni simboliche, violente, truculente. Ma i due livelli si intersecano e si confondono. Arrabal ha capito che il sogno è altrettanto reale della realtà; e che mentre una cosa può essere vera o falsa, tutto, in compenso, è reale, così la verità come la menzogna. La bella zia che si denuda davanti al crocefisso e si fa frustare dal ragazzo, è un sogno oppure una realtà? La madre che sputa sui fucilati, è una realtà oppure un sogno?
È stato osservato che in “Viva la muerte” Arrabal attinge a piene mani nel museo degli orrori dell’onirismo surrealista così che nel film, accanto a parti sentite e autentiche ci sarebbero parti di maniera. Non sono di questo parere. In realtà, come tutti sanno anche se non vogliono ammetterlo, l’inconscio è pieno di mostri che Arrabal ha evocato con esattezza in un contesto che li giustifica. L’avere stabilito un rapporto dialettico tra i mostri dell’inconscio e la vita morale mi pare uno dei meriti principali di questo film eccezionale.
Gli interpreti, tutti molto bravi, così a livello quotidiano come a livello onirico, sono Mahdi Chaoud che è il ragazzo, Nuria Alspert che è la madre e Anouk Ferjac che è la zia. Affascinanti i disegni sadici di Topor, accompagnati dalle note beffarde di una agra canzoncina infantile danese.

A.M.
Published in: on 28 agosto 2013 at 16:49  Comments (4)  
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ROSSO – Poesia d’amore e di rivolta

Terzo ed ultimo appuntamento per il ciclo di incontri Diversamente Poetici organizzato da Igor Costanzo con il patrocinio del Comune di Moniga Del garda.

Martedì 18 dicembre alle ore 21:00 presso la Sala Consiliare “Alberto Valerio” di Moniga del Garda (BS).

Presentazione e letture del nuovo libro di BEPPE COSTA
ROSSO – poesie d’amore e di rivolta.

rosso


L’italietta dei governanti

“Come unto ti ci vedo bene
superando di gran lunga moira, vanna, wanda
e sì certamente anche la fede, hai un nome ben preciso

e servitore
ma se guardi tua figlia e le nipoti che verranno
ti sentiresti di mandarle in quel bordello
proibito, purtroppo, delle case chiuse
ma che sono diventate le tue case le tue città il tuo paese
che disgraziatamente hai chiamato italia
e che fervente cattolico stringendo mani a papi
e papesse e chiamando eroi complici e compari
finirà caro te perché la morte arriva
per tutti ma spero prima che tu berlu\schifo
abbia distrutto il mio paese e tutte le generazioni
aziende che hai inquinato
sei contento e ridi e ti stiri ancora il viso
ché il sorriso sia più largo alla faccia di noi
di tanti di noi e di quei disgraziati analfabeti e ignoranti
che straparlando imbarazzati
con le loro facce tristi da musei delle cere
tutto si fa vuoto attorno a noi
mentre le tue donne a pagamento
godono di qualche misera parcella
le donne, presidente
come donna è tua madre o tua sorella se l’avessi
possibile non ci sia uno specchio
che ti faccia riflettere sulla età
e sul potere che ha devastato
con un esercito di complici e veline
i cervelli d’un popolo della presunta libertà
ch’è tutto o corrotto o deficiente
e mi perdonino i deficienti”.

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BEPPE COSTA
Poeta, scrittore, editore, infine libraio. Il suo premio letterario più importante è nel ’90 l’Alfonso Gatto per l’antologia ‘Impaginato per affetto’.
Pubblicazioni: Per la poesia ‘Una poltrona comoda’ (1970); ‘Un po’ d’amore’ (1974); ‘Impaginato per affetto’ (1989); ‘D’amore e d’altro’ (1996); ‘Poesie per chi non sa fare altro’ (2002). Per la narrativa: ‘Romanzo siciliano’ (1984); ‘Fatto d’amore’ (1987); ‘Il male felice’ (1992); ‘Due o tre cose che so di lei’ (1994). Fonda nel 1976 a Catania la casa editrice Pellicanolibri, (che nel ’92 diventerà una grande libreria a Roma), pubblicando autori che diverranno in seguito noti come Manuel V. Montalban, Fernando Arrabal, Angelo M. Ripellino e altri o arcinoti come Alberto Moravia, Anna M. Ortese (per lei riuscirà a fare applicare per la prima volta la legge Bacchelli), Dario Bellezza, Goliarda Sapienza, Adele Cambria, oltre a decine di autori sconosciuti. Hanno scritto di lui, fra gli altri: Antonella Amendola, Dario Bellezza, Antony Costantini (California State University), Luce d’Eramo, Vittorino Esposito, Luigi Reina (Università di Salerno), Giacinto Spagnoletti, Denise Waltz Ferreri (University of Connecticut), Dante Maffia. Ha tradotto alcuni testi di Fernando Arrabal.

 

KOSOVO POLVERIERA D’EUROPA di PAUL POLANSKY

Giovedì 13 dicembre 2012
ore 21:00 – Sala Consiliare Alberto Valerio
con il patrocinio del Comune di Moniga del Garda (BS).

avrà luogo il secondo evento del Ciclo d’incontri diversamente Poetici
organizzato da Igor Costanzo.

con la partecipazione di PAUL POLANSKY

paul_polansky

Paul Polansky è un poeta, scrittore e fotografo statunitense.

Noto per il grande impegno civile e sociale avente per scopo la salvaguardia dei diritti umani a favore del popolo Rom nell’est dell’Europa. Dopo aver lasciato gli Stati Uniti per proseguire gli studi a Madrid, dove lavora come giornalista free lance, ha intrapreso un lungo percorso di ricerca sulle origini della propria famiglia, studi durante i quali scopre documenti che permettono di riportare alla luce l’esistenza del campo di concentramento di Lety, in Repubblica ceca. Nel 1999 viene ingaggiato dalle Nazioni Unite e inviato nel Kosovo come intermediario tra le istituzioni e i gruppi rom perseguitati. Nel 2004 Paul Polansky è insignito del premio Human Rights Award, consegnatogli direttamente da Günter Grass. Del 2005 il suo film-documentario Gipsy Blood, premiato al Golden Wheel International Film Festival di Skopje, è visibile su youtube.
In Italia ha pubblicato i seguenti libri: Undefeated (Multimedia Edizioni,2009); Boxing Poems (Volo Press,2011);  La mano di Dio (Il Foglio,2012);  Il silenzio dei violini (Il Foglio,2012); La mia vita con gli zingari. Origini e memorie degli zingari d’Europa (Datanews,2011).