SOGNI DI TREGUA, di BASIR AHANG

Il mese di maggio porterà in tutta Italia il sesto volume della collana “Le Zanzare”,
la raccolta di poesie di Basir Ahang, intitolata “Sogni di tregua” che con i suoi versi ci porterà nelle terre dell’odierno Afghanistan per farci conoscere la realtà della popolazione Hazara, minoranza perseguitata di cui fa parte.

Con la copertina realizzata da Gian Ruggero Manzoni, la prima edizione è stampata in 93 esemplari numerati e firmati.

Copertina Sogni di tregua

QUESTO MOMENTO MI APPARTIENE

Questo momento mi appartiene
per il peregrinaggio e lo sconforto
per tutto ciò che è stato e non è più

le orme dei miei piedi segnano il tracciato di molti confini
da Kabul a Roma
da Tamerlano a Giulio Cesare
passando per terre che trasudano de Gobineau

questo momento mi appartiene
ed io lo regalo a mia madre
che per tutta la vita ha ricamato i suoi desideri
su scampoli di cotone
solo per permettere a mio padre
di soffiarcisi il naso

per le mie sorelle isolate dal mondo
e per i miei fratelli
che al posto dei libri
senza averne l’intenzione
hanno imbracciato i fucili

questo momento mi appartiene
ed io lo donerò alle lacrime e alle grida
affinché il riflesso e l’eco
sveglino i sordi e ridiano la vista ai ciechi
della mia città

questo momento non mi appartiene più
è tempo di andare
tocca a me raccontare le acque vagabonde
del Mediterraneo
affinché le orme dei miei piedi divengano indelebili


Basir Ahang è poeta, giornalista e attivista per i diritti umani nato a Ghazni, in Afghanistan, nel 1984. Laureato all’Università di Kabul in Storia e Letteratura persiana con una tesi sulla poesia contemporanea dell’Afghanistan, ha iniziato la sua carriera scrivendo per diversi giornali locali, fondando e lavorando come produttore radiofonico per Radio Malistan e per molti altri mezzi di comunicazione locali a Kabul. Nel 2006, mentre si trovava in Afghanistan, iniziò a collaborare con un giornalista del quotidiano La Repubblica. In quel periodo, il giornalista e fotografo, Gabriele Torsello venne rapito dai Talebani nella provincia di Helmand.
Basir è stato direttamente coinvolto nella liberazione del giornalista, ottenendo rapporti confidenziali da parte delle autorità dei talebani che detenevano Torsello. Ha avuto così modo di conoscere i nomi dei rapitori. Dopo il rilascio di Torsello, è stato oggetto di minacce e intimidazioni da parte dei Talebani e per questo costretto a fuggire dall’Afghanistan. Nel 2008 ha ottenuto lo status di rifugiato politico in Italia dove tuttora studia e lavora. Nel 2009 e 2010 ha viaggiato in Grecia con l’obiettivo di documentare la tragica situazione dei rifugiati. Il resoconto di questi viaggi è stato raccontato nel suo documentario La Voce di Patrasso e nella pubblicazione di molti articoli su siti online tra i quali Kabulpress.org, del quale è responsabile per la parte relativa ai diritti umani. Da anni si occupa di diversi progetti volti a richiamare l’attenzione sulla situazione del suo popolo e soprattutto degli Hazara, il terzo maggiore gruppo etnico in Afghanistan. A questo fine ha fondato assieme al giornalista Kamran Mir Hazar il sito http://www.hazarapeople.com. Quest’etnia è infatti da tempo immemorabile oggetto di discriminazioni e tentativi di pulizia etnica in Afghanistan e Pakistan. Basir ha anche collaborato con UHNCR (Agenzia della Nazioni Unite per i rifugiati). Tra i siti che hanno pubblicato i suoi articoli vanno annoverati Kabulpress, “BBC” Persian, Deutsche Welle, Al Jazeera, Radio Zamaneh e Frontiere News. In qualità di giornalista e attivista per i diritti umani Basir è stato inoltre candidato al premio Images and Voices of Hope’s 2014 negli Stati Uniti. Basir si occupa anche di poesia e di cinema. Ha recitato nel cortometraggio del regista Hazara
Amin Wahidi L’ospite vincitore del premio Città di Venezia 2014. In veste di giornalista ha invece preso parte al documentario dei registi Razi e Soheila Mohebi “Afghanistan 2014”.

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LEYLA QUINTANA: Questo amore, più forte del tuo silenzio

Copertina Questo amore, più forte...

Nel mese di maggio del 2015 la collana di poesia LE ZANZARE si arricchisce di una nuova straordinaria voce. Il volume numero 5 è di LEYLA PATRICIA QUINTANA MARXELLY, poetessa e guerrigliera salvadoregna che ha combattuto al fianco di Otoniel Guevara e Kenny Rodriguez, accerchiata ed assassinata durante l’eclissi dell’11 luglio 1991, alla sola età di 21 anni.
Grazie al grande lavoro di ricerca e traduzione fatto da Silvia Favaretto in sudamerica, arriverà in Italia una bellissima selezione di poesie che si credevano perdute.

I MIEI GIORNI

Vivo nel cuore della chiltota,
le mattine innaffiano di rugiada i sorrisi del vento,
un vecchio sdentato balbetta maledizioni
all’aurora perché gli ha mangiato il sole.
Cammino per gli angoli più dolorosi dell’umanità.
Il serpente mutila sole dopo sole il canto del passerotto,
mi cibo di solitudini.
Affogo la mia sete nel silenzio del pianto materno
miseria trovo nel ventre del popolo.
E finalmente mi denudo l’anima
per dormire nel terrore fragoroso
di bombe e mitragliate
dove la notte si anima di lupi
e miti d’uomo, uccidono speranze.

EMERGERE: VOCI DAL SOTTOSUOLO

L’anno nuovo è iniziato da ormai quasi un mese e del Movimento dal Sottosuolo s’è persa traccia al Caffé Galeter, da almeno due mesi. Ma non disperate, perché il 2015 sarà un anno ricco di grandi novità. L’Associazione Culturale Movimento dal Sottosuolo ha per questo deciso di organizzare una serata di poesia, nello stile dei rodati Incontri Internazionali di Poesia dal Sottosuolo, durante la quale potrete ascoltare i poeti leggere i propri versi o quelli di altri poeti, durante la quale potrete conoscerli e, se siete davvero curiosi e appassionati di poesia, venire a conoscenza dei nuovi progetti che hanno lo scopo di diffondere e far conoscere la poesia contemporanea internazionale.

Vi invitiamo dunque al Caffè Galeter,
il 7 febbraio alle ore 21:00.

EMERGERE: voci dal sottosuolo
-letture estemporanee di poesia-

Potete leggere gli autori presenti nella locandina sottostante, ma attenzione: le sorprese non mancano mai al Galeter, potrebbero dunque aggiungersi nuovi poeti!!!

EMERGERE _ voci dal sottosuolo

L’ultima uscita di Antioche Tambre Tambre

Quando, nel 2008, è nato il Movimento dal Sottosuolo, i membri fondatori, e a seguire i nuovi adepti, avevano di già intuito che gli starmbi conportamenti reciproci, avrebbero nel loro futuro portato innumerevoli sorprese. Mai nessuno però aveva preso in considerazione la dipartita di uno dei fondatori o addirittura l’infimo tradimento. E così Antioche Tambre Tambre ha scelto la strada del tradimento! Era divenuto quasi un mito per la sua avversione nei confronti delle pubblicazioni, infatti aveva realizzato con le proprie mani una sola ed unica copia della sua opera dada-surreal-patafisica “La ricerca dell’aria dalla A alla Z”, portandola per anni in giro con se stesso. E pensare che su quell’unico libro avevano posto le loro parole autori sbalorditi alla richiesta di un autografo su un libro scritto non da loro. Ultimi in ordine cronologico possiamo ricordare Fernando Arrabal, Jack Hirschman e Beppe Costa. Va detto che da un po’ di tempo ATT (così lo chiameremo da ora in avanti) aveva dato segnali di cedimento. In pubblico non era più lo stesso, nelle riunioni del movimento non era più attento come un tempo, e durante le Manifest’Azioni sembrava come spaesato. Alcuni attribuirono quella sua crisi allo sconsiderato abuso di assenzio. In realtà ATT covava qualcosa di più scombinato. La situazione interiore del nostro stava franando. Fu così che inizio ad intraprendere misteriori viaggi in Svezia. Poi accadde l’inaudito. Un giovane editore mantovano, Dario Bellini di nome e di fatto, che aveva fondato in quel di Asola una casa editrice nominandola Gilgamesh Edizioni, riusci a strappare ad ATT un contratto editoriale. A quel punto fu chiaro a tutti che ATT era caduto nel vortice del capitalismo più bieco. L’unico libro fatto a mano divenne oggetto di mercato e nel buon vecchio ATT crebbe l’ossesione delle vendite. Igor Costanzo, il più indignato del gruppo, arrivò a diseredare ATT, pur non avendone alcun potere. Accadde l’imprevedibile. Il 7 novembre 2014 ATT o chi per lui (era sempre difficile capire fosse o no presente alle presentazioni della sua opera) si trovò al Caffè Letterario Primo Piano di Brescia per una nuova presentazione. Fu proprio lì che Igor sbottò mettendo sul capo di ATT una maledizione. E pensare che Andrea Garbin aveva anche avuto la brillante idea di mettere per iscritto un serio intervento critico che potesse valorizzare l’opera di ATT (potrete leggerla  nelle righe che seguiranno). La serata si consluse nel caos e l’indomani ATT, che era in quel di Brescia con un permesso speciale (essendo ancora rinchiuso nelle carceri svedesi per un reato tuttoggi poco chiaro) non si presentò in questura per firmare i documenti del permesso. A dieci giorni dall’accaduto giunge così notizia dell’accaduto ai membri del Movimento. ATT è stato arrestato nel corso di una sua scorribanda all’interno di un fast-food. Riportato in Svezia è rimasto in isolamento per tre giorni, finchè per sua fortuna è intervenuto Carlo XVI Gustavo di Svezia proponendogli la grazia a condizione che non lasciasse la Svezia. Ovviamente ATT, attratto dalle bellezze locali, ha pensato di tradire il Movimento dal Sottosuolo e rimanersene, libero, in Svezia. Grande fortuna per l’editore, questo tradimento. Le vendite si sono impennate, e come in tutte le famiglie degne di nota hanno cominciato ad apparire i parenti. ATT è così stato sostituito dal fratello minore Vincent Tambre Tambre. I pettegoli dicono sia riuscito a fare annullare il contratto di ATT e di impossessarsi di tutti i diritti dell’opera. Qui sotto vi mostriamo le foto segnaletiche dei due fratelli.

1. Il fu Antioche Tambre Tambre.
ATT

2. La prima apparizione di Vincent Tambre Tambre

VTT
Ed ecco invece la nota con cui Andrea Garbin ha introdotto ATT a Brescia:

Nel presentare “La ricerca dell’aria dalla A alla Z” non si può fare a meno di tornare al dadaismo e al futurismo. Come accadeva per i due movimenti nati agli inizi del ‘900, nelle presentazioni di Antioche Tambre Tambre potrete notare una ossessiva necessità di stupire con manifestazioni inusuali e provocatorie che a prima vista semprerebbero essere propositive di un nuovo modo di proporre l’arte. Non è così. Qui non c’è niente di nuovo. Siamo a uno stadio successivo. Ed è proprio questo uno dei fondamenti dell’arte di A.T.T. La necessità di ripetere continuamente ciò che un tempo poteva stupire e che oggi non può più. La performance diviene allora un percorso grottesco, al limite del ridicolo e banale, con un pizzico di teatralità panica, che mette in mostra lo stallo, un punto morto della ricerca culturale artistica cui siamo giunti oggi. Non è forse questo che accade negli odierni ambienti culturali ed artistici? Il ridicolo e banale desiderio di mettere in luce se stessi, il proprio nome, la propria identità, il proprio io, piuttosto che il concentrarsi sull’opera d’arte? Non dimentichiamoci che mentre i futuristi appoggiavano la guerra, i dadaisti la ripudiavano. Vi erano quindi delle chiare prese di posizione. A.T.T. sembra invece volerci dire che oggi, per noi occidentali, non ci sono prese di posizione, non ha senso schierarsi da una parte o dall’altra, perché le guerre non ci appartengono direttamente, per lo meno sul nostro territorio. L’unica cosa da combattere è l’appiattimento, quel sistema che spinge alla mercificazione di tutto, anche della nostra stessa immagine. Noterete infatti che nelle performance di A.T.T. mai si parla dell’oggetto libro. L’unica cosa che conta nella performance è il desiderio di smascherare l’autore, sapere chi si cela sotto lo pseudonimo. Potremmo dire che A.T.T. è come Bansky. Firmando le proprie opere con uno pseudonimo vuole dirci che in un mondo dove tutto e tutti mirano ad essere famosi, l’arte finisce col perdere i suoi valori. I fruitori infatti non sono più attratti dall’opera in sé, ma dalla curiositàdell’identità celata. Ricordiamoci che il titolo dell’opera ci dice che c’è un percorso che parte da un punto A e che finisce in un punto Z. In questo spazio si cela dunque l’aria necessaria al vivere, un angolo in cui poter respirare tranquilli, al di fuori, forse elevati, dal marasma che ingurgita tutto e tutti. Ed è lì che il vero A.T.T. si rifugia, creando un mondo tutto suo. Un mondo in versi ricco di elementi surreali e privo di razionalità, dove ogni lettera scandisce un passo in avanti come se fossimo nle mezzo di una via crucis. Solo il lettore che leggerà il libro potrà dunque capire se alla fine ci sarà una crocifissione o una liberazione.

ARIA

CONTRASTO LETTERARIO N. 10

CONTRASTO LETTERARIO 10

SABATO 6 APRILE ORE 21.15
presso il Caffè Galeter
via G.Guerzoni 92h, Borgosotto di Montichiari (BS)

il Movimento dal Sottosuolo
presenta
CONTRASTO LETTERARIO N.10
con ALBERTO MORI e MIODRAG GOLUBOVIC

 

Terzo appuntamento della stagione con gli incontri di poesia organizzati dal Movimento dal Sottosuolo.

nella saletta multimediale del Caffè Galeter.

sabato 6 aprile 2013
alle ore 21:15

con la partecipazione di

ALBERTO MORI e MIODRAG GOLUBOVIC

e con la partecipazione musicale di
PAOLO CASTALDI e ANTIIOCHE TAMBRE TAMBRE

DONNE A(t)TRAVERSO presenta -PRIGIONIERE DELLE TRAME, LIBERATE DALLE “RETI”-

Oggi, domenica 24 Marzo 2013, ore 18, alla rocca di Lonato del Garda, nella sala sopra il museo ornitologico:

DONNE A(t)TRAVERSO presenta -PRIGIONIERE DELLE TRAME, LIBERATE DALLE “RETI”-

DONNE A(t)TRAVERSO presenta -PRIGIONIERE DELLE TRAME, LIBERATE DALLE "RETI"-

DONNE A(t)TRAVERSO presenta -PRIGIONIERE DELLE TRAME, LIBERATE DALLE “RETI”-

Quando le donne si riuniscono intorno al fuoco … accade anche questo! 
Di che si tratta? Attraverso lo strumento del racconto, del monologo, della poesia e con l’aiuto dei linguaggi che le diverse forme espressive ci offrono, vogliamo affrontare un argomento di grande attualità e gravità che ci riguarda tutti e tutte, presentando il problema e le radici culturali e sociali con ironia e autoironia, muovendo le emozioni e il desiderio di ascoltarci e fare “rete”, realizzando un recital musicale-teatrale seguito da uno spazio (tempo) di libera partecipazione aperto a associazioni e ” reti”di donne (quest’anno anche di uomini! ), a narrazioni biografiche e al libero fluire delle riflessioni e contributi di ognuna/o

La poesia di Joumana Haddad in dialetto mantovano

“Il discorso sull’amore copre un percorso noto e ricorrente. Ma, proprio perché ci si muove in un territorio usuale, la reinterpretazione del poeta si affida in misura inversamente proporzionale all’originalità della pronuncia oltre che all’incisività espressiva.” Sono alcune parole di Paolo Ruffilli ad introduzione del libro “Adrenalina” (Ed.Del Leone) di Joumana Haddad. Ed è proprio per questo motivo che ho deciso di provare a tradurre alcuni testi della poetessa libanese nel dialetto dell’alto mantovano, includendole nel progetto “Dialectos”: dopo i testi dissacranti, surreali e provocatori di Fernando Arrabal; dopo l’occhio ribelle di Dave Lordan che analizza i fattori della crisi; i temi dell’amore e della libertà trattati da Joumana.
Come dice lei stessa, e come ricorda Lello Voce nella prefazione del libro: “queste poesie sono scritte con le unghie”; ed è ciò che infatti ho avuto occasione di scoprire già la prima volta che ho incontrato questa straordinaria voce poetica in visita a Mantova, qualche anno fa, avendone poi riconferma in incontri successivi. Nella trasposizione dialettale dei due testi a seguire, alcuni termini intraducibili diventano colorite espressioni del dialetto locale, termini spesso rinvenibili nei dialoghi della quotidianità, nella diglossia di questo dialetto che ha lontane radici latine, ma anche germaniche e francesi.
Un ringraziamento a Jouamana per essersi resa disponibile a questo piccolo esperimento linguistico.

Sono una donna

Nessuno può immaginare
quel che dico quando me ne sto in silenzio
chi vedo quando chiudo gli occhi
come vengo sospinta quando vengo sospinta
cosa cerco quando lascio libere le mani.
Nessuno, nessuno sa
quando ho fame quando parto
quando cammino e quando mi perdo,
e nessuno sa
che per me andare è ritornare
e ritornare è indietreggiare,
che la mia debolezza è una maschera
e la mia forza è una maschera,
e quel che seguirà è una tempesta.

Credono di sapere
e io glielo lascio credere
e avvengo.

Hanno costruito per me una gabbia affinché la mia libertà
fosse una loro concessione
e ringraziassi e obbedissi.
Ma io sono libera prima e dopo di loro,
con e senza di loro
sono libera nella vittoria e nella sconfitta.
La mia prigione è la mia volontà!
La chiave della prigione è la loro lingua
ma la loro lingua si avvinghia intorno alle dita del mio desiderio
e il mio desiderio non riusciranno mai a domare.

Sono una donna.
Credono che la mia libertà sia loro proprietà
e io glielo lascio credere
e avvengo.

Son ‘na fómna

Nüsü al pöl enmaginà
chél che dise quand me ne stó ‘n silènsio
chi véde quand sàre j öc
cume ègne sbürlada quand ègne sbürlada
cùsa sìrche quand làse le mà a suals.
Nüsü, nüsü al sa
quand go fam quand pàrte
quand camìne o quand me pèrde,
e nüsü al sa
che pèr mé èndà l’è turnà
e turnà l’è cülà ‘ndré,
che la mé debulésa l’è ‘na màschera
e la mé fórsa l’è ‘na màschera,
e chél che pó rierà l’è ‘na tenpèsta.

I créd de saì
e mé ghè’l làse créder
e aègne.

I gh’ha fat sö pèr mé ‘na gàbia pér fa che la mé libertà
la fós ‘na lur cuncesiù
e ringrasiàses e ubidìses.
Ma mé son lìbera prima e dop de lur,
cun e sènsa de lur
son lìbera ‘n dla vitòria e ‘n dla scunfìta.
La mé presù l’è la mé uluntà!
La ciàv dèla presù l’è la lur lèngua
ma la lur lèngua la se tàca entùren a i dì del mé desidére
e ‘l mé desidére gh’la caàra mai a dumà.

Son ‘na fómna.
I créd che la mé lìbertà la sia lur prupietà
e mé ghè’l làse créder
e aègne.

*  *  *

Adrenalina

Il mio libro di chimica afferma
Che quando ti ho visto per la prima volta
il mio sistema nervoso
ha trasmesso segnali in codice al mio cervello
Poi la mia ghiandola endocrina
ha emesso ormoni di ogni tipo
e li ha inviati come messaggeri ai miei sensi
Che si sono infiammati…
E quello è l’amore!

Quello stesso libro rettangolare e rosso dice:
Se siamo innamorati
è grazie all’endorfina
e dovrei ringraziare anche
il testosterone e la luliberina,
soprattutto non bisogna dimenticare la dopamina,
questa astuta che sussurra al mio orecchio:
«cerca la fonte del piacere!».
«
cerca la fonte del piacere!».
Un cocktail erudito,
ecco cos’è il colpo di fulmine,
una reazione biologica
un fiotto di sangue nelle vene
una corrente elettrica tra le cellule
e un po’ di magnetismo.

La norepinefrina per la mancanza,
e per inturgidire i seni;
la feniletalamina per dilatare le pupille
e far tremare la mano nella mano
ah, dimenticavo:
l’ossitocina per l’attaccamento,
la serotonina per vincere la noia
quanto alla vasopressina…
che invenzione diabolica!
È per questo che non tollero
altri uomini se non te.

I meccanismi sono semplici,
assicura il mio piccolo libro:
dei feromoni di un certo tipo,
rilasciati dal corpo al primo contatto,
eccitano la materia grigia
e producono languore
che diventa attrazione soggiogante
poi disturbo funzionale,
poi ossessione compulsiva,
poi bisogno organico, assuefazione, avvelenamento
e questo avvelenamento,
dichiara la chimica,
questo avvelenamento è l’amore.

E= mc²
dice la fisica a sua volta,
e se ti trovo meraviglioso
senza pari
e non vedo né difetti né debolezze,
è perché la relatività regna nell’universo,
e la relatività,
così come l’avvelenamento,
è l’amore.

Cliniche e laboratori,
cifre e tomografie
esaminano i fenomeni della gelosia e dell’adulazione,
studiano il fascino e la seduzione,
decifrano i segreti della passione
e le ore passate a contemplare
il maledetto telefono aspettando che suoni,
e il mistero della gola quando si restringe,
e il desiderio ardente che incendia i vestiti
e questa sensazione inebriante di fluttuare.
Adrenalina,
tutto è adrenalina amore mio:
la vera romantica è la testa,
affermano i radiologi,
ed è nel cranio,
non dal lato destro del petto,
che nasce l’amore.

I miei affidabili libri scientifici,
le mie enciclopedie e i riferimenti,
attestano che non c’è motivo di meravigliarsi,
che è tutta una questione di geni,
di dosi, equazioni e formule.
Ossia, non c’è motivo di stupirsi,
eppure quando ti guardo
quando sento un cuore nel tuo cuore
e un altro in quello lì e un quarto un quinto
fino all’infinito,
come cerchi immortali sulla superficie di un lago,
e quando da questi cerchi appare il tuo nome,
il tuo nome e nessun’altro,
senza dubbi né paure
senza spiegazioni né analisi:
vita data e vita ricevuta
con la naturalezza di un fiore selvaggio che cresce
senza volontà di alcun essere,
quando dormo in te, albero che dorme in un albero,
e in un rito di dati ti offro
tutti i giorni tutto il mio essere;

In quel momento, dico,
è questo
e solo questo
l’amore.


Adrenalina

Al mé lìber de chimica ‘l dis
che quand t’ho ést la prima ólta
‘l mé sistema nervùs
gh’ha trasmitìt segnài en codice al mé servèl
Pó la mé gìangula endocrina
gh’ha casàt föra urmù de ogna sórt
e i a mandà cume mesagér a i mé sèns
Che i s’è enfiamàc…
E chél l’è amùr!

Chél stés lìber a retàngol e rós el dis:
Se sóm inàmurac
l’è gràsie a l’endurfìna
e duarés ringrasià apó
‘l testosterù e la luliberina’
suratöt bisògna mia desmentegà la dupamina,
‘sta sacrabòla che la murmura al mé uréc:
«cìrca la font del piasér!».
«cìrca la font del piasér!».
En cocktail erudit,
èco cus l’è ‘l culp de fülmin,
‘na reasiù biulogica
‘n fiòt de sàngh ‘n dele éne
‘na curènte eletrica tra le cèlule
e ‘n po’ de magnetismo.

La nurepinefrina pèr la mancànsa,
e pèr endürì le söche;
la feniletalamina pèr slargà i pütì dèi öc
e fa tremà la ma en dèla ma
ah, desmentegàe:
l’ositocina pèr el tricutére,
la serotonina pèr ènser la noia
quant ala vasopresina…
che invensiù diabòlica!
L’è pèr chél che supurte mia
àter om se mia te.

I mecanìsmi i è senplici,
sücüra el mé pìcol lìber:
dei ferumù de ‘n cert tipo,
mulàc dal còrp al prim cuntàt,
i ecìta la matéria grisa
e i prudüs bisigulì
che’l deènta sugiugànte atrasiù
pó distürb funsiunàl,
pó usesiù cunpulsìva,
pó bisògn urgànich, suefasiù, velenamènt
e sté velenamènt,
dichiara la chimica,
sté velenamènt l’è l’amùr.

E= mc²
dis la fisica a sò
ólta,
e se te cate merailiùs
sènsa cunpàgn
e véde mia difècc né debulése,
l’è perché la relatività la regna ‘ndel’univèrs,
e la relatività,
isé cume ‘l velenamènt,
l’è l’amùr.

Cliniche e laburatòre,
cifre e tumografie
le esàmina i fenomeni d’la gelusìa e d’la ‘nmelasiù,
le stüdia ‘l fascin e la sedusiù,
le decìfra i altarì de la pasiù
e le ure pasade a cuntemplà
‘l telefono maledét spetando che’l sunès,
e ‘l mistére de la gùla quand la se strènz,
e la òia ardènte che la brüsa li istìcc
e chésta sensasiù de undegià che da al có.
Adrenalina,
töt l’è adrenalina amùr mé:
el reàl rumàntich l’è ‘l
có,
i dis i radiologi,
e l’è ‘ndel cranio,
mia ‘nde l’abànda dèstra del pèt,
che nàs l’amùr.

I mé afidàbii lìber scientici,
le mé ‘nciclupedie e i riferimènc,
le atèsta che gh’è mia mutìv de restà sbalurdì,
che l’è töta ‘na quistiù de geni,
de dosi, equasiù e formule.
Cioè, gh’è mia mutìv de restà,
epör quand te àrde
quand sènte ‘n cör en del tò cör
e ‘n àter en chél lé e ‘n quart en quint
fin al finfinòrum,
cume sircoi enmurtài sö la superfice d’en lagh,
e quand da chésti sircoi cunpàr el tò nom,
el tò non e nüsü àter,
sènsa döbe né timùr
sènsa spiegasiù né analisi:
ìta dada e ìta ricìida
cun la natüralèsa d’en fiùr selvàs che’l crès
sènsa uluntà d’en quàl èser,
quand dòrme en te, àlber che’l dòrma ‘n d’en àlber,
e ‘n d’en rito de dati te òfre
töcc i dé töt el mé èser;

En Chél mumènt, dise,
l’é chésto
l’è sul chésto
l’amùr.

pic HADDAD joumana sep09- by Philippe Matsas

Published in: on 7 febbraio 2013 at 22:36  Comments (1)  
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ROSSO – Poesia d’amore e di rivolta

Terzo ed ultimo appuntamento per il ciclo di incontri Diversamente Poetici organizzato da Igor Costanzo con il patrocinio del Comune di Moniga Del garda.

Martedì 18 dicembre alle ore 21:00 presso la Sala Consiliare “Alberto Valerio” di Moniga del Garda (BS).

Presentazione e letture del nuovo libro di BEPPE COSTA
ROSSO – poesie d’amore e di rivolta.

rosso


L’italietta dei governanti

“Come unto ti ci vedo bene
superando di gran lunga moira, vanna, wanda
e sì certamente anche la fede, hai un nome ben preciso

e servitore
ma se guardi tua figlia e le nipoti che verranno
ti sentiresti di mandarle in quel bordello
proibito, purtroppo, delle case chiuse
ma che sono diventate le tue case le tue città il tuo paese
che disgraziatamente hai chiamato italia
e che fervente cattolico stringendo mani a papi
e papesse e chiamando eroi complici e compari
finirà caro te perché la morte arriva
per tutti ma spero prima che tu berlu\schifo
abbia distrutto il mio paese e tutte le generazioni
aziende che hai inquinato
sei contento e ridi e ti stiri ancora il viso
ché il sorriso sia più largo alla faccia di noi
di tanti di noi e di quei disgraziati analfabeti e ignoranti
che straparlando imbarazzati
con le loro facce tristi da musei delle cere
tutto si fa vuoto attorno a noi
mentre le tue donne a pagamento
godono di qualche misera parcella
le donne, presidente
come donna è tua madre o tua sorella se l’avessi
possibile non ci sia uno specchio
che ti faccia riflettere sulla età
e sul potere che ha devastato
con un esercito di complici e veline
i cervelli d’un popolo della presunta libertà
ch’è tutto o corrotto o deficiente
e mi perdonino i deficienti”.

beppe-costa-1
BEPPE COSTA
Poeta, scrittore, editore, infine libraio. Il suo premio letterario più importante è nel ’90 l’Alfonso Gatto per l’antologia ‘Impaginato per affetto’.
Pubblicazioni: Per la poesia ‘Una poltrona comoda’ (1970); ‘Un po’ d’amore’ (1974); ‘Impaginato per affetto’ (1989); ‘D’amore e d’altro’ (1996); ‘Poesie per chi non sa fare altro’ (2002). Per la narrativa: ‘Romanzo siciliano’ (1984); ‘Fatto d’amore’ (1987); ‘Il male felice’ (1992); ‘Due o tre cose che so di lei’ (1994). Fonda nel 1976 a Catania la casa editrice Pellicanolibri, (che nel ’92 diventerà una grande libreria a Roma), pubblicando autori che diverranno in seguito noti come Manuel V. Montalban, Fernando Arrabal, Angelo M. Ripellino e altri o arcinoti come Alberto Moravia, Anna M. Ortese (per lei riuscirà a fare applicare per la prima volta la legge Bacchelli), Dario Bellezza, Goliarda Sapienza, Adele Cambria, oltre a decine di autori sconosciuti. Hanno scritto di lui, fra gli altri: Antonella Amendola, Dario Bellezza, Antony Costantini (California State University), Luce d’Eramo, Vittorino Esposito, Luigi Reina (Università di Salerno), Giacinto Spagnoletti, Denise Waltz Ferreri (University of Connecticut), Dante Maffia. Ha tradotto alcuni testi di Fernando Arrabal.

 

RICTUS delle verità sociali

sabato 1 dicembre alle ore 21:15
un altro imperdibile evento presso il Caffè Galeter di Montichiri (BS)

Letture ad alta voce e canti sociali con Gianluca Paciucci e Adriana Giacchetti.“Rictus delle verità sociali” è una lettura ad alta voce di testi poetici di Bertolt Brecht, Izet SarajliĆ, Jozefina DautbegoviĆ, Maram al Masri, Anna Achmatova, Osip Mandel’stam e Gianluca Paciucci, mescolati, sin dal titolo, al canto sociale (“le verità sociali” è un’espressione presa dal noto canto anarchico “Addio Lugano bella” di Pietro Gori), a brani di altre tradizioni popolari, dai Balcani al centro Europa. A proporre

questi testi saranno la voce di Gianluca Paciucci (recitazione e canto) e quella di Adriana Giacchetti (recitazione, canto e percussioni).Nelle poesie scelte per l’occasione, vi è il tentativo di portare alla luce le “correnti calde” del Novecento, un “pensiero poetante/cantante” che ha provato ostinato a confrontarsi con la storia, che ne è stato sconfitto ma che, irriducibilmente, continua a interrogare il presente. “Proteggete le nostre verità”, ingiunge Franco Fortini.

A volte il canto può farsi ‘rictus’, che è dizione forzata e grido distorto –anche se trattenuto dalla misura dei versi– e che si impadronisce delle parole antiche di speranza radiosa, le turba e ne è turbato. Le scelte dei canti che entrano nei versi, sono state effettuate a volte in contro-canto: durezza di immagini delle parole, e canto che va a correggerla, non alla ricerca di inutili consolazioni, ma per fornire opposizioni di stile e di visioni. Per esempio in “Carnevale a Gaza” (Paciucci), a un testo che dice degli orrori della guerra, segue un canto sull’amore della tradizione yiddish, in antinomia e rifiuto della coincidenza degli opposti.

Poesia ad alta voce, seguendo Fortini, e presenza della voce, per dirla con Zumthor e così dare, alla scrittura, dei corpi che esplorino quanto vive oltre i confini della pagina, e vengano da questa esplorati. Per aprire varchi messianici a dimensioni altre dell’essere donna e uomo. Versi e canti come varchi che immettano sulla strada di quando “la verità abbandonerà il campo dei vincitori” (Simone Weil).

Gianluca Paciucci – nato a Rieti nel 1960, insegnante di Lettere dal 1985, ha lavorato e lavora come operatore culturale tra Rieti, Nizza e ora a Trieste. Dal 2002 al 2006 si è occupato di affari culturali presso l’Ambasciata d’Italia a Sarajevo. In questa veste è stato tra i creatori degli “Incontri internazionali di Poesia” e ha curato una guida storico-turistica della capitale bosniaca. Ha pubblicato tre volumi di poesie: “Fonte fosca” 1990, “Omissioni” 2004 e “Erose forze d’eros” 2009. È redattore del periodico Guerre&Pace, per cui ha curato monografici sul “Il ritorno del sacro”, su “Donne e guerre” e sulle “Estreme destre in Europa”. Cantante nella formazione “vocerìa” (canto sociale italiano).

Adriana Giacchetti – nata a Trieste nel 1967, quindici anni di attività professionale nel terzo settore (psichiatria, disabilità minori, servizi pari opportunità). Attività in ambito teatrale: collaborazioni con Velemir Teatro, Accademia della Follia, Fabbrica delle Bucce e l’attrice Roberta Biagiarelli (accompagnamento musicale); fondatrice di Luna e L’Altra Teatro, assieme all’attrice Francesca Varsori. Attività in ambito musicale: percussionista nella formazione musicale “Gres unidos do berimbau” (poliritmia afrobrasiliana); cantante e percussionista nella Maxmaber Orkestar (musica klezmer e balcanica); lezioni/concerto di storia sociale italiana attraverso il canto popolare e sociale; cantante nella formazione “vocerìa” (canto sociale italiano).

Published in: on 27 novembre 2012 at 19:50  Lascia un commento  

A LEAP FORWARD – REVOLUTIONARY POETS BRIGADE

Mercoledì 29 febbraio dalle ore 21:00
Il Movimento dal sottosuolo aderisce alla movimentazione indetta dal World Poetry Movement.

ORA
Come poeti siamo nella posizione ideale per cogliere le possibilità del tempo, portando la lingua alla vita e partecipando al movimento che si sta raccogliendo mentre parliamo…

è IL MOMENTO
La poesia è sempre stata, e continua ad essere, non solo il modo in cui il poeta ascolta il suo essere più profondo, ma una via, lo spirito dei tempi, nella sua incarnazione più lungimirante, cui è espressa e sentita. Ed i tempi cui ci troviamo, di crisi e di pianto per la trasformazione, hanno bisogno soprattutto di novità, come il poeta William Carlos Williams ha detto “senza che moriamo”. Diciamo ciò che vediamo, vale a dire che è il sistema che non può riposare  finché non è estratta ogni goccia da una terra disperata: capitalismo. Noi diciamo ciò che vediamo, vale a dire che è l’oppressione della nostra classe, guidati per le strade e nei vicoli delle nostre città, spinti ai campi fangosi, tutto perché non c’è profitto nel mantenere la vita e la salute. Noi siamo i precursori della rivoluzione e la consapevolezza che vi sta alla base e la guida.

PER i POETI RIVOLUZIONARI
Nella nostra lotta comune verso la libertà, ogni individuo raggiunge istintivamente il miglior strumento a portata di mano. Come artisti, abbiamo lo strumento più potente di tutti, la capacità di ispirare, trasformare e liberare, giusto in tempo come accade, mentre i vecchi malati metodi arrugginiscono, soffocano, sputacchiano, e sbiadiscono. Poeti, voi sul bordo dell’affilato rasoio del pensiero sociale, e tutti i colleghi artisti dal visionario coraggio, siate consci di questa storica opportunità, conducete con forte voce rivoluzionaria tutta l’umanità a vivere autenticamente e a prosperare in comune spirito!

BRIGATA
Pertanto, vogliamo creare una Brigata di Poeti Rivoluzionari, per rispondere alle esigenze del momento, provocando il futuro fuori dalle menti confuse di oggi, ispirando con la passione della parola viva, in preparazione per l’evoluzione di una più ampia e larga scala della rivolta, l’azione che rovescerà questo sistema di avidità e sfruttamento. Come una rete, siamo in grado di essere presenti e partecipare alla resistenza popolare che sta avvenendo intorno a noi, tramite l’organizzazione di eventi di poesia, tramite letture e parlando durante le manifestazioni, e con pubblicazioni di volantini e opuscoli. Unisciti a noi.

by
Bob Coleman,
ack Hirschman,
Sarah Menefee,
Cathleen Williams

 

Published in: on 26 febbraio 2012 at 09:37  Comments (4)