L’ultima uscita di Antioche Tambre Tambre

Quando, nel 2008, è nato il Movimento dal Sottosuolo, i membri fondatori, e a seguire i nuovi adepti, avevano di già intuito che gli starmbi conportamenti reciproci, avrebbero nel loro futuro portato innumerevoli sorprese. Mai nessuno però aveva preso in considerazione la dipartita di uno dei fondatori o addirittura l’infimo tradimento. E così Antioche Tambre Tambre ha scelto la strada del tradimento! Era divenuto quasi un mito per la sua avversione nei confronti delle pubblicazioni, infatti aveva realizzato con le proprie mani una sola ed unica copia della sua opera dada-surreal-patafisica “La ricerca dell’aria dalla A alla Z”, portandola per anni in giro con se stesso. E pensare che su quell’unico libro avevano posto le loro parole autori sbalorditi alla richiesta di un autografo su un libro scritto non da loro. Ultimi in ordine cronologico possiamo ricordare Fernando Arrabal, Jack Hirschman e Beppe Costa. Va detto che da un po’ di tempo ATT (così lo chiameremo da ora in avanti) aveva dato segnali di cedimento. In pubblico non era più lo stesso, nelle riunioni del movimento non era più attento come un tempo, e durante le Manifest’Azioni sembrava come spaesato. Alcuni attribuirono quella sua crisi allo sconsiderato abuso di assenzio. In realtà ATT covava qualcosa di più scombinato. La situazione interiore del nostro stava franando. Fu così che inizio ad intraprendere misteriori viaggi in Svezia. Poi accadde l’inaudito. Un giovane editore mantovano, Dario Bellini di nome e di fatto, che aveva fondato in quel di Asola una casa editrice nominandola Gilgamesh Edizioni, riusci a strappare ad ATT un contratto editoriale. A quel punto fu chiaro a tutti che ATT era caduto nel vortice del capitalismo più bieco. L’unico libro fatto a mano divenne oggetto di mercato e nel buon vecchio ATT crebbe l’ossesione delle vendite. Igor Costanzo, il più indignato del gruppo, arrivò a diseredare ATT, pur non avendone alcun potere. Accadde l’imprevedibile. Il 7 novembre 2014 ATT o chi per lui (era sempre difficile capire fosse o no presente alle presentazioni della sua opera) si trovò al Caffè Letterario Primo Piano di Brescia per una nuova presentazione. Fu proprio lì che Igor sbottò mettendo sul capo di ATT una maledizione. E pensare che Andrea Garbin aveva anche avuto la brillante idea di mettere per iscritto un serio intervento critico che potesse valorizzare l’opera di ATT (potrete leggerla  nelle righe che seguiranno). La serata si consluse nel caos e l’indomani ATT, che era in quel di Brescia con un permesso speciale (essendo ancora rinchiuso nelle carceri svedesi per un reato tuttoggi poco chiaro) non si presentò in questura per firmare i documenti del permesso. A dieci giorni dall’accaduto giunge così notizia dell’accaduto ai membri del Movimento. ATT è stato arrestato nel corso di una sua scorribanda all’interno di un fast-food. Riportato in Svezia è rimasto in isolamento per tre giorni, finchè per sua fortuna è intervenuto Carlo XVI Gustavo di Svezia proponendogli la grazia a condizione che non lasciasse la Svezia. Ovviamente ATT, attratto dalle bellezze locali, ha pensato di tradire il Movimento dal Sottosuolo e rimanersene, libero, in Svezia. Grande fortuna per l’editore, questo tradimento. Le vendite si sono impennate, e come in tutte le famiglie degne di nota hanno cominciato ad apparire i parenti. ATT è così stato sostituito dal fratello minore Vincent Tambre Tambre. I pettegoli dicono sia riuscito a fare annullare il contratto di ATT e di impossessarsi di tutti i diritti dell’opera. Qui sotto vi mostriamo le foto segnaletiche dei due fratelli.

1. Il fu Antioche Tambre Tambre.
ATT

2. La prima apparizione di Vincent Tambre Tambre

VTT
Ed ecco invece la nota con cui Andrea Garbin ha introdotto ATT a Brescia:

Nel presentare “La ricerca dell’aria dalla A alla Z” non si può fare a meno di tornare al dadaismo e al futurismo. Come accadeva per i due movimenti nati agli inizi del ‘900, nelle presentazioni di Antioche Tambre Tambre potrete notare una ossessiva necessità di stupire con manifestazioni inusuali e provocatorie che a prima vista semprerebbero essere propositive di un nuovo modo di proporre l’arte. Non è così. Qui non c’è niente di nuovo. Siamo a uno stadio successivo. Ed è proprio questo uno dei fondamenti dell’arte di A.T.T. La necessità di ripetere continuamente ciò che un tempo poteva stupire e che oggi non può più. La performance diviene allora un percorso grottesco, al limite del ridicolo e banale, con un pizzico di teatralità panica, che mette in mostra lo stallo, un punto morto della ricerca culturale artistica cui siamo giunti oggi. Non è forse questo che accade negli odierni ambienti culturali ed artistici? Il ridicolo e banale desiderio di mettere in luce se stessi, il proprio nome, la propria identità, il proprio io, piuttosto che il concentrarsi sull’opera d’arte? Non dimentichiamoci che mentre i futuristi appoggiavano la guerra, i dadaisti la ripudiavano. Vi erano quindi delle chiare prese di posizione. A.T.T. sembra invece volerci dire che oggi, per noi occidentali, non ci sono prese di posizione, non ha senso schierarsi da una parte o dall’altra, perché le guerre non ci appartengono direttamente, per lo meno sul nostro territorio. L’unica cosa da combattere è l’appiattimento, quel sistema che spinge alla mercificazione di tutto, anche della nostra stessa immagine. Noterete infatti che nelle performance di A.T.T. mai si parla dell’oggetto libro. L’unica cosa che conta nella performance è il desiderio di smascherare l’autore, sapere chi si cela sotto lo pseudonimo. Potremmo dire che A.T.T. è come Bansky. Firmando le proprie opere con uno pseudonimo vuole dirci che in un mondo dove tutto e tutti mirano ad essere famosi, l’arte finisce col perdere i suoi valori. I fruitori infatti non sono più attratti dall’opera in sé, ma dalla curiositàdell’identità celata. Ricordiamoci che il titolo dell’opera ci dice che c’è un percorso che parte da un punto A e che finisce in un punto Z. In questo spazio si cela dunque l’aria necessaria al vivere, un angolo in cui poter respirare tranquilli, al di fuori, forse elevati, dal marasma che ingurgita tutto e tutti. Ed è lì che il vero A.T.T. si rifugia, creando un mondo tutto suo. Un mondo in versi ricco di elementi surreali e privo di razionalità, dove ogni lettera scandisce un passo in avanti come se fossimo nle mezzo di una via crucis. Solo il lettore che leggerà il libro potrà dunque capire se alla fine ci sarà una crocifissione o una liberazione.

ARIA

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