UN URTO FRONTALE

nota di lettura a cura di Alberto Mori

su IO NO(EX-IO) di VALERIA RAIMONDI – THAUMA EDIZIONI – OTTOBRE 2011

“Talvolta l’oltranza deve essere più forte per resistere oltre il lecito. Tutto ciò è stato compreso attraverso le loro esistenze da coloro che come Jim Morrison cercavano “Break on through to the other side” e si rifletta subito sulla traduzione di questo inciso dove il verbo “to break”, tolto l’infinitivo “to”, si regge sulla particella fraseologica “on” che lo pone in movimento. È dunque una rottura transitiva e in transizione del e nel movimento. In sintesi estrema quanto il poeta e cantante dei Doors ha cercato con la sua esistenza. Andare dall’altra parte della vita attraversandola con il suo spostamento. La sua diversità. Valeria Raimondi in Io No (Ex-io) lega la particella “ex” ad una anteriorità cercata nel pronome, io simmetrico, anche se minuscolo, a quello che immediatamente nega subito d’acchito. In questa fuga antecedente vanno questi versi imprecati e resi non nati: ”E fingo eludo sorvolo” , quasi che la poetessa barricadera e rivoluzionata insceni anche il cedimento per poi rimanere con “le mani alzate perché scenda il cielo”. Arresa e attesa alla vita perché la raggiunga. Quando poi si compie, come in questa plaquette, spoliazione autochirurgica dell’identità, restano i referti da lanciare verso il lettore, attraverso anatemi organizzati in frammenti. In ogni caso queste poesie, al di là dell’evidente scelta d’urto comunicativo, hanno certamente avuto una lunga gestazione. Lo si avverte soprattutto quando la negazione mette in gioco il corporeo e la sua organicità: allora si sazia una mistica ancora più resistente. Così mentre S. Teresa d’Avila nella traslazione del suo io corporeo entrava in “unio mystica” copulante con Gesù Cristo, Valeria Raimondi, pur restando all’interno di una anoressia laica, mostra con intensità le sue pulsioni nella carne della parola ed anche quando l’alterità viene fagocitata, la poetessa sa restare “nella virtù monca nello spazio di un vuoto”. Resiste e assume il suo essere. Io No (Ex-io) risveglia, pur nella sua convergenza con il presente ostile, antiche memorie post punk, tra le quali il “Placebo effect” di Siouxie Sioux and the Banshees, nel vorticato dei neon violacei, sembra il più attinente, soprattutto nella sezione dei sogni, dove il dark dell’atmosfera nauseata viene qua e là interrotto da colori cangianti “osceni”, nell’accezione di “fuori scena”: il luogo di osservazione onirica ove si spinge la poetessa nella regolamentazione plasmatile dei suoi deliri di poesia. Io No (Ex-io) non vuole dichiaratamente detenere neppure il diritto di piacere al lettore ed è attraversato da una forma di ascesi sotterranea. Riscatto esistenziale che diviene alla fine un patto delle viscere dell’anima dove leggere un augurio. Un segno per tutti noi. Convocati e presenti a questo parto felicemente doloroso.

Alberto Mori (Gennaio 2012)

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Published in: on 13 luglio 2012 at 16:51  Lascia un commento  

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