Luca Artioli su “Io No (Ex-Io) di Valeria Raimondi

Una recensione da Il Divano Muccato

Da tempo aspettavo di stringere fra le mani un libro di Valeria Raimondi. Lo attendevo con quella curiosità e quel rispetto, che si conviene ogni volta ci si trovi di fronte a qualcosa di prezioso, che tarda ad offrirsi per lasciarsi poi apprezzare in tutta la propria maturità.

Dopo quasi vent’anni di sperimentazioni e di amore per la parola versificata, “Io No (Ex-io)” (Ed. Thauma, 2011) rappresenta così la prima, vera, opera poetica dell’autrice bresciana data alle stampe.

Il titolo richiama l’etimologia greca del termine “anorexia”, cioè anoressia.

Ma fin dalle prime pagine, si intuisce che il libro non mantiene il proprio focus in maniera specifica su questa tematica. Più genericamente, indaga il rapporto conflittuale con il proprio corpo e le emozioni che, di volta in volta, ne derivano.

Un corpo, specchio anche di un’anima o di uno spirito “anoressici”, nel senso di continuamente affamati e mai “sfamati”, come dice Valeria.

E questo ci viene raccontato attraverso un linguaggio mai stucchevole, per il tramite di una parola che sa, in maniera sempre lucida e composita, sezionare gli aspetti nascosti del “disagio”, tanto buio quanto complesso.

Affidandosi alla prospettiva più intimistica, quella della prima persona, l’autrice ci accompagna lungo un sentiero sterrato, privo di indicazioni e dal suolo impervio. A volte ci tiene per mano, ci guida, altre volte sembra lasciarci volontariamente da soli per farci capire quanto davvero sia duro rialzarsi, dopo essere caduti. Dopo aver conosciuto il magnetismo, la vertigine del precipizio.

Mi sono messa al mondo domani
l’Io sepolto
è fondale
di cartapesta ammosciata
placenta strappata
farfalla rimasta nel  bruco.

E ancora:

…so solo che la colla non basta
i pezzi non combaciano
e scucita la fodera
la gommapiuma non tiene.

La voce che ci parla ora sussurra, ora grida. Non importa se sia quella della stessa autrice o l’effetto di una condensazione di più esperienze concrete.
Tutto ciò che ci viene consegnato, pagina dopo pagina, sembra autoalimentarsi nel tentativo coraggioso di affrontare le proprie debolezze, partendo dalla dimensione strettamente endogena di ogni creatura umana, con i suoi cedimenti (Siamo in trame di ragnatela / mosche da cattura) e le sue speranze (Depongo detriti nella mia terra / per starci coi piedi / le mani alzate perché scenda il cielo), per poi sostanziarsi nella parola, unica e irrinunciabile testimone di sopravvivenza.

In questo limbo sosto
nella necessità del buio.
Cieca
per vedere con nuovi occhi
questo mondo ferito.
Sorda per sentirne le urla.
Cresco tutta in verticale:
so restare nella virtù monca
nello spazio di un vuoto.

 
La poesia di Valeria si snoda sul rigo con un andamento franto, mai fedele ad una metrica rigida e imposta, sebbene risulti ricca di elementi musicali che si concretizzano spesso in allitterazioni (Carne slabbrata. / Sepolcri spalancano braccia…), assonanze e paronomasie (La mia parola è: / proiettile lanciato / virus che infetta / promessa di vendetta).
Pregevole anche il lavoro sulla “parola”, sempre energica e consapevole.

Stento a non amarti
a cessare il vizio di cercarti
a smettere la divisa il saio e cilicio.
Stento ad accettare, a rassegnarmi
a risparmiar le forze,
anche a salvarmi.
A ignorare l’enorme rossa croce
sfacciata sul mio petto.

Concludendo, “Io No (Ex-io)” è di sicuro un libro non facile da affrontare, da leggere. Da capire.
Io No (Ex-io)” non è forse nemmeno un libro.
Io No (Ex-io)” è quello che potremmo definire più che altro uno “stato mentale”, l’eco di una voce che invoca un ascolto. Un suo lettore privato.

Ancora qualche estratto dalla plaquette:

5
A puntellare il sorriso sono capace
incollando angoli
ché di volti geometrici
i margini combacino
Falsa e ingrata mai
Piuttosto morta: sapere e non dire

16

I grandi sistemi scardiniamo,
entriamo pian piano nel golfo
Il bicchiere tintinna
Non so dove sono
Eppure l’ho sempre saputo
Salvati salpiamo
In onde allargate
Nel cerchio che stringe

di Luca Artioli

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Published in: on 9 dicembre 2011 at 13:10  Lascia un commento  

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