lo sapevate che è uscito “Folle, di gente”

Mi prendo il mondo e tutto quello che c’è dentro”

(Tony Montana dal Film “Scarface”)

Siamo tanti e le interlocuzioni sono infinite. Sempre più spesso, soltanto feedback virtuali di impulsi web, ma i versi appaiono dalle/nelle direzioni più improbabili dell’essere scrivente.

Nel caso di Fabio Barcellandi, si popolano improvvisamente, salendo oppure scendendo dal loro nucleo creativo, a volte orgogliosamente difeso con frammenti definitori di un pensiero abbozzato, altre con constatazione auto oracolari sulla propria condizione contraddittoria.

Nella contrapposizione di questi stati dell’anima nasce una forma di equilibrio assertivo.

Folle, di gente fa comprendere ben presto anche allo sfogliatore veloce che la vita:

Non si digerisce | “si vive” | … in bilico | tra l’evacuazione | e il rigurgito | in perenne nausea” ma certamente ciò non è banale “mal du vivre”, poichè quando subentra il lettore pausale, l’impressione verte sul postumo della rappresentazione, con analogia pittorica alla pittura dei soggetti di Lucien Freud soprattutto nel medesimo fornire all’autoptica del presente un corpo che appare soggetto del turbamento e dalla negazione della sua psiche e dunque in atto espressivo “scorporato”: “Scrivo | da una parte | d’umore/e leggo | dall’altra | d’umor | lo stupore” (P.69).

La reversibilità di tale modus scrivendi è questo cambio di posizione, mentre in altri passaggi della silloge, l’ostentazione estrema del concetto etico si rovescia negli altri, i quali sono lo stesso autore che li interpreta nel proprio degrado e riscatto finale:

Io sono l’autodistruzione | l’autocombustione | ciò che di te si perde | … | la tua vita | eter[n]a” (P.95).

Il nichilismo minimale di Barcellandi ha il pregio di non accettare la menzogna della verità apparente e propone la nuda ambiguità della vita anche e da questa prospettiva deriva la scelta

sintattica: Folle, di gente è scabro anche nelle misure ritmiche più dilungate. Si contiene con voce corporea, per mantenere la pluralità del suo sforzo univoco che si amplia in un discorso che tocca ad ogni passaggio prospettive umanistiche ormai sgretolate dalle replicazioni dei social codes del web e rientranti nei corpi connessi come “realtà” acquisita.

Fabio Barcellandi dispone ancora nelle sue poesie di quel fascino oscuro permeante a chi si toglie ma è al contempo presente ed avanza attento ad essere attraversato da tutto ciò che tocca. Questa, probabilmente, la duplice accezione del titolo:

Pazzia individuale e collettiva rinsavita e ritrovata dalla poesia.

Alberto Mori  – Ottobre 2011

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Published in: on 2 ottobre 2011 at 17:08  Comments (3)  

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    lo sapevate che è uscito “Folle, di gente” | Poesia dal Sottosuolo


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