Evitare la sterilizzazione della nostra essenza culturale

Il nostro simbolo di riconoscimento (lo vedete nella pagina frontale del manifesto, uscire dal terreno)  è lo sputo che genera, l’occhio che osserva, una piccola lumaca vista dall’alto che rappresenta la bellezza, in quanto creatura dotata di lentezza. Rifacendoci in qualche modo all’antica Grecia direi che si tratta del nostro “Logos Spermatikos” generato da un rapporto di sesso e amore tra i nostri dire e udire. Gli elementi del nostro sottosuolo sono finiti e infiniti e stanno tutti racchiusi in quell’unico simbolo. Detto questo risulta assolutamente possibile e impossibile stabilire la grandezza del nostro fare. Nella società di oggi, vi parlo di quella occidentale, abbiamo due entità dominanti: l’Europa e gli Stati Uniti. Esistono poi le entità contaminate: Sud America, Africa e Australia. L’Europa in quanto culla delle idee occidentali, anche se spesso ci si dimentica che gli imperi mediterranei inglobavano anche il nord Africa, è il continente che ha dato origine ai grandi pensatori della nostra cultura. Negli ultimi cento anni accade invece che gli Stati Uniti divengono il braccio che realizza, che mette in pratica il pensiero degli europei. Ne sorge un immenso problema, in una società come quella di oggi, dove tutto è veloce, dove mettere in pratica un’idea senza lasciarle la dovuta fase di macerazione il più delle volte porta a conseguenze indesiderate. Gli esempi tragici sono infiniti, perciò assumono una tragica grandezza infinita. Il problema assume maggior grandezza nel momento in cui l’Europa tenda ad americanizzarsi, processo già in atto da tempo. Pensare e parlare, per l’Europa, come gli Stati Uniti, vale a dire andare verso la fine del pensiero occidentale. Nasce così questo nuovo paradosso culturale dove Stati Uniti ed Europa, andando nella stessa direzione, altro non fanno che allontanarsi dall’anima del mondo. Ecco perché dobbiamo stare molto attenti nel tramutare un’idea o un pensiero in qualcosa di palpabile, di concreto, di pratico, altrimenti lo sputo generatore finirebbe col perdere tutto il suo valore. Dobbiamo ridurre la nostra essenza all’essere individui neutri, creare un linguaggio neutro ai meccanismi globalizzati all’interno di una collettività neutra alle sovrastrutture della lingua globalizzante.

( Andrea Garbin )

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Published in: on 24 settembre 2010 at 18:16  Comments (3)  

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3 commentiLascia un commento

  1. caro Andrea, cari tutti

    l’augurio è che il sottosuolo si identifichi sempre di di più sia con la lumaca, metafora del vivere lento, sia con la chiocciola, simbolo infernale, ovvero di quella catabasi presente in molte narrazioni mitiche che è momento ineludibile di autocoscienza, indispensabile in questi tempi non solo orizzontali e epidermici, ma anche, irrimediabilmente, superficiali

    detto questo, mi sembra un po’ tagliato con l’accetta il discorso sui continenti (e l’Asia? e l’Asia contaminata, come l’India anglofona? e la Cina, non è – già, da sempre – vicina?)

    e soprattutto non sono affatto d’accordo sull’essere neutri, sulla ricerca di una lingua neutra e di una collettività neutra. sogno impossibile. impolitico. postideologico. che ci consegna alle (misere) possibilità politiche postideologiche delle oggi e non ci dà lo spazio per contestarle. parlare è schierarsi, criticare e attaccare per scoprire la propria complicità e ridurne l’impatto, comunque inevitabile

    un abbraccio,
    l.

    • Carissimo,
      mi rendo conto che forse il termine contaminato non è quello più adatto a ciò che intendevo io. l’Asia è ricca di culture nate là, l’India ha una sua cultura, la Cina pure, non intendiamola solo come una questione di lingue. forse dovevo usare il termine continenti invasi, perchè le americhe hanno perduto la loro vera identità culturale, le loro civiltà, l’Australia pure, l’Africa è su quella via anche se là è molto più complesso, non giudico se sia bene o male, così è accaduto.

      sul neutro non è semplice e breve discuterne qui, sulla prima pagina del manifesto ci sono una serie di CONTRO, perciò io stesso che l’ho scritto non sono neutro, non lo sono nemmeno quando chiamo in causa le mie poesie civili (anche se non mi piace chiamarle così), ma vorrei tanto poterlo essere neutro, per capire. sai benissimo che il sottosuolo è apertissimo e queste cose che appaiono sul web, ormai è riduttivo chiamarle manifesto, tu, in quanto membro del gruppo, puoi integrarle con un tuo testo che porti avanti il discorso, in accordo o in disaccordo a quanto già scritto. io personalmente preferisco ciò alle chilometriche pagine di commenti. credo che ormai sia chiaro a tutti che il gruppo non deve essere un insieme di persone che la pensano allo stesso modo, anzi vogliamo l’opposto: essere contradditori, provocare, provocarci (mai ci siamo messi limiti) insomma creare qualcosa di buono da questa specie di caos. ogni testo che si aggiunge deve portare una mutazione. non so gli altri ma io attendo con ansia e con piacere il tuo scritto.

      A.

  2. ciao a tutti

    Se per neutralità si intende uno scartare di lato rispetto a certa realtà e linguaggio globalizzato, non porsi contro,come dici tu, quanto invece spostare l’ attenzione, questo implica pur sempre un movimento da qualcosa verso qualcos’altro. Significa che prima ci si situava e che ora ci si colloca in altro Luogo. Dunque questo Punto di partenza iniziale indica una direzione, segna il successivo operare e dire personale e collettivo, QUINDI NON PUO’ ESSERE NEUTRO, come non può esserlo la parola, in questo concordo con Lorenzo, anche se non credo tu intendessi una lingua e collettività neutra come sogno impolitico
    Dentro affermazioni che possono apparire lapidarie oppure tagliate con l’accetta c’è già una riflessione un mondo di idee anche belle solide e chiare ma quello che però emerge è la punta ed a volte è troppo poco.
    A presto

    v.r.


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