Veleno

Quando gli incontri di poesia del Galeter avevano iniziato a prendere piede, mi è capitato di incontrare Paolo Savani, che allora aveva in mente di organizzare alcune serate cinematografiche. Mi sembra difficile stabilire se lo si possa definire poeta, di certo scrive versi, ma forse quello in cui riesce a dare il meglio di sé sta nelle performance e nelle sue musiche. Fatto sta che nel suo fare qualcosa di poetico esiste. Mi riferisco ancora a Koyaanisquatsi, ma anche ad alcune sue apparizioni musicali-teatrali al Galetér, alla sua inesauribile fonte di idee, di proposte, al come riesca ad aprire lunghe discussioni su ogni argomento, e non posso certamente scordare la volta in cui è riuscito – in maniera forse banale, ma di certo innocente – a fare incazzare, anche se solo per alcuni brevi istanti, Aldo Busi, dandogli del tu. Paolo Savani è tutto questo. Artista, nato a Castiglione d/s (MN) che si interessa di musica, poesia, teatro, cinema e anche pittura. Chi lo conosce può ricordare la sua voce nei “Trieb”, gruppo di musica psichedelica-industriale, o averlo incontrato presso “Il macello”, centro sociale di Desenzano del Garda (BS), dove era membro del direttivo. La sua visione della poesia è forse un po’ fuori dagli schemi e la si può accostare al surrealismo, all’assurdo. Se pensate di trovare suoi libri in giro avrete perduto in partenza. Verso la fine degli anni ’90 Savani ha fondato, insieme al poeta serbo Miodrag Golubovic, il gruppo culturale e la rivista “Dhomus Art” e in seguito ha pubblicato due raccolte di poesia surrealista, rigorosamente auto-prodotte, e questo ci tiene a sottolinearlo, solo per necessità intellettuale. “La ballata del poeta killer” e “La ricerca dell’aria dalla A alla Z” sono i titoli delle suddette.

Vi lascio dunque alcuni suoi testi.


QUESTIONE DI STILE

Le cattedrali francesi
hanno preminente sviluppo verso l’alto
e sono coperte da volte a crociera
di certo tutto questo non incide
sulle mie scelte per l’estate
e sul dubbio se
tenere l’ombrellone
aperto o chiuso
quando prendo il sole al mare
ma cambia la concezione dello spazio
che non è più mio.

A BOCCA APERTA

La donna con il suo topo da spiaggia al guinzaglio
si cosparge di creme dorate
e nel personalissimo e segretissimo diario sento che non c’è posto che per lei
– ma ci sta pure il topo! –
Troppa tragedia in cinque tasche di rubino
troppa lucida pazzia in sottoveste da teatro dell’Opera
ma come se non sentisse altro bisogno
alla fine il topo sedotto con sedativi da notti di nero mistero
affettato da sguardi a spicchi di mandarino
si agita nella sabbia e si scava una fossa per la disperazione
– provate anche voi ad assaggiare le lacrime della gelosia! –
E nel mio personalissimo e segretissimo…
c’è posto per lui in una bara monocorde di legno con velluto grigio
seppellito l’ospite indesiderato partiamo per le vacanze
ma…
il topo al guinzaglio ritorna
in avventure per fantasmi ingordi di passione
è come una sfida all’OK CORRAL

5 4 3 2 1 0

Io
lui
nessun vincitore
l’aria divide a metà la ragione dal torto.

I VOLTI DELLE NOSTRE PAURE!

Com’è post-moderno
un lenzuolo cattura smog
Compleanno di sangue
l’asiatica colpisce ancora
Ho paura!
Sono saltate tutte le piastrelle del vano doccia
le indagini portano alla pista anarchica
Clamorosi ritorni
stregati da Pinocchio!
Ho visto mio figlio nascere
da una chiusura lampo
Ah!… dimenticavo
Chiudere il gas… sempre!

LA PORTA NUDA

Un pappagallo in pigiama
il suo fastidioso singhiozzare
mi distrae
mentre cerco di avvitare le tubature
della mia inguaribile malinconia
la persiana della finestra del bagno
in cortile dal tappeto blu
mentre tu arrivi nuda a me
… con il singhiozzo
con il singhiozzo del pappagallo in pigiama
vicino la persiana della finestra del bagno
in cortile dal tappeto blu.

COBRA VERDE
(a Werner Herzog)

Una statua bionda immobile in un enigmatico deserto
libere nel cielo sono le nuvole ubriache di vita
le stelle rimarranno abbandonate stanotte nello spazio
inghiottite dall’universo crudele e spietato
il mio vero e unico amico nella mia misera vita
dicevo mentre mi stupivo delle mie stesse parole
cercavano di conquistare il mio spirito con deliri di false ricchezze
il mio silenzio sdegnato ottennero come risposta
partii per l’Africa nera e afosa senza nessuna soluzione in tasca
il rifiuto della mia stessa esistenza mi procurava dolore
abbandonato nella mia solitudine danzavo con i pipistrelli nella volta del cielo
mentre i granchi venivano a pizzicarmi nei miei sogni notturni
e schiavi mezzi umani storpi e brutti affollavano le mie giornate
non erano le danze seducenti di figlie d’Eva primordiali a tirarmi su di morale
ne tanto meno la stima di me stesso
ci saranno dei giorni nei miei voli di fantasia
in cui gli schiavi venderanno i loro padroni
e voleranno via liberi nel cielo.

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Published in: on 7 febbraio 2010 at 13:17  Lascia un commento  

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