EVENTI di GENNAIO dove ci trovate…

giovedì 12 gennario – ore 21:30
LIBERO SPAZIO DI COMUNICAZIONE POETICA
a cura di Biagio Vinella
presso BAMBOO CAFè in Viale Piave 75, Brescia

domenica 15 gennaio – ore 21:00
220 VOLTE MAHUNINGA
a cura di Teatro Magro
presso Teatro Sociale, Castiglione delle Stiviere (MN)
- ingresso 10 € -

sabato 21 gennaio – dalle ore 15:30
ADDIO ALLE ARMI – POESIA2PUNTO0
presentano Luigi Bosco e Alessandro Assiri
presso la BocùLibreria
vicolo Samaritana – Galleria Mazzini 1/B – Verona

venerdì 27 gennaio – ore 18:00
LETTURA POETICA AL FEMMINILE
con Monica Ferretti, Chiara Catapano, Valeria Raimondi
a cura di Thauma Edizioni
presso la BocùLibreria
vicolo Samaritana – Galleria Mazzini 1/B – Verona

sabato 28 gennaio – ore 21:30
LA MEMORIA DELLE PAROLE
letture e interventi di Anna Maria Ercilli, Alfredo Gazzina, Angel Galzerano, Michele Gallitto. Musica e parole di Michele Mari.
presso Caffè Galeter, via G.Guerzoni 92h- Montichiari (BS)

Pubblicato in: on 3 gennaio 2012 at 20:20  Lascia un commento  

CANTO IX (per il paese che non vuol morire)

In seguito a richiesta,  estratto dai “Canti di Confine”, ri-pubblico il Canto IX, una riflessione in merito alla questione del caso della centrale a biomasse di Castel Goffredo.
Ulteriori informazioni sulla prima edizione, uscita negli USA, contenente i primi cinque canti, si possono trovare QUI.

CANTO IX (per il paese che non vuol morire)

Un soffio di vento spinge gli aironi
al volo planato sulla palude
dove li attende un riposo serale,
dove la flottiglia di anatre sguazza
sovrastando il versare stigiforme
di quella malinconica civetta
che tutte le sere viene a trovarmi:
mi racconta i fatti del giorno, ride,
sogghigna e saltella, mi prende in giro,
talvolta si mette a piangere per me,
e mi fa sognare di quando questo
mio paese non soffriva le pene
del feroce lavorio delle ruspe.
In lontananza l’inverno concluso
se ne va, chino, portandosi appresso
la coscienza del primo cittadino
come una barca che urta lo scoglio
scordandosi la sua vera funzione;
stesi al limite del paese stanno
i primi tronchi da lontano giunti,
morti sarebbero ugualmente un giorno
ma i venditori di morte, azzurri
come i loro bei vestiti e gli sguardi,
li hanno attratti a questo gioco infernale.
Soltanto le pietre, con la saggezza
che le distingue, sapranno giudicare
chi ha ragione di volere propria
l’aria che ci circonda, se l’airone,
se l’uomo, l’aguzzino, il mandante
malizioso, o ‘l primo cittadino.

( Andrea Garbin )

Pubblicato in: on 2 gennaio 2012 at 10:10  Lascia un commento  

Luca Artioli su “Io No (Ex-Io) di Valeria Raimondi

Una recensione da Il Divano Muccato

Da tempo aspettavo di stringere fra le mani un libro di Valeria Raimondi. Lo attendevo con quella curiosità e quel rispetto, che si conviene ogni volta ci si trovi di fronte a qualcosa di prezioso, che tarda ad offrirsi per lasciarsi poi apprezzare in tutta la propria maturità.

Dopo quasi vent’anni di sperimentazioni e di amore per la parola versificata, “Io No (Ex-io)” (Ed. Thauma, 2011) rappresenta così la prima, vera, opera poetica dell’autrice bresciana data alle stampe.

Il titolo richiama l’etimologia greca del termine “anorexia”, cioè anoressia.

Ma fin dalle prime pagine, si intuisce che il libro non mantiene il proprio focus in maniera specifica su questa tematica. Più genericamente, indaga il rapporto conflittuale con il proprio corpo e le emozioni che, di volta in volta, ne derivano.

Un corpo, specchio anche di un’anima o di uno spirito “anoressici”, nel senso di continuamente affamati e mai “sfamati”, come dice Valeria.

E questo ci viene raccontato attraverso un linguaggio mai stucchevole, per il tramite di una parola che sa, in maniera sempre lucida e composita, sezionare gli aspetti nascosti del “disagio”, tanto buio quanto complesso.

Affidandosi alla prospettiva più intimistica, quella della prima persona, l’autrice ci accompagna lungo un sentiero sterrato, privo di indicazioni e dal suolo impervio. A volte ci tiene per mano, ci guida, altre volte sembra lasciarci volontariamente da soli per farci capire quanto davvero sia duro rialzarsi, dopo essere caduti. Dopo aver conosciuto il magnetismo, la vertigine del precipizio.

Mi sono messa al mondo domani
l’Io sepolto
è fondale
di cartapesta ammosciata
placenta strappata
farfalla rimasta nel  bruco.

E ancora:

…so solo che la colla non basta
i pezzi non combaciano
e scucita la fodera
la gommapiuma non tiene.

La voce che ci parla ora sussurra, ora grida. Non importa se sia quella della stessa autrice o l’effetto di una condensazione di più esperienze concrete.
Tutto ciò che ci viene consegnato, pagina dopo pagina, sembra autoalimentarsi nel tentativo coraggioso di affrontare le proprie debolezze, partendo dalla dimensione strettamente endogena di ogni creatura umana, con i suoi cedimenti (Siamo in trame di ragnatela / mosche da cattura) e le sue speranze (Depongo detriti nella mia terra / per starci coi piedi / le mani alzate perché scenda il cielo), per poi sostanziarsi nella parola, unica e irrinunciabile testimone di sopravvivenza.

In questo limbo sosto
nella necessità del buio.
Cieca
per vedere con nuovi occhi
questo mondo ferito.
Sorda per sentirne le urla.
Cresco tutta in verticale:
so restare nella virtù monca
nello spazio di un vuoto.

 
La poesia di Valeria si snoda sul rigo con un andamento franto, mai fedele ad una metrica rigida e imposta, sebbene risulti ricca di elementi musicali che si concretizzano spesso in allitterazioni (Carne slabbrata. / Sepolcri spalancano braccia…), assonanze e paronomasie (La mia parola è: / proiettile lanciato / virus che infetta / promessa di vendetta).
Pregevole anche il lavoro sulla “parola”, sempre energica e consapevole.

Stento a non amarti
a cessare il vizio di cercarti
a smettere la divisa il saio e cilicio.
Stento ad accettare, a rassegnarmi
a risparmiar le forze,
anche a salvarmi.
A ignorare l’enorme rossa croce
sfacciata sul mio petto.

Concludendo, “Io No (Ex-io)” è di sicuro un libro non facile da affrontare, da leggere. Da capire.
Io No (Ex-io)” non è forse nemmeno un libro.
Io No (Ex-io)” è quello che potremmo definire più che altro uno “stato mentale”, l’eco di una voce che invoca un ascolto. Un suo lettore privato.

Ancora qualche estratto dalla plaquette:

5
A puntellare il sorriso sono capace
incollando angoli
ché di volti geometrici
i margini combacino
Falsa e ingrata mai
Piuttosto morta: sapere e non dire

16

I grandi sistemi scardiniamo,
entriamo pian piano nel golfo
Il bicchiere tintinna
Non so dove sono
Eppure l’ho sempre saputo
Salvati salpiamo
In onde allargate
Nel cerchio che stringe

di Luca Artioli

Pubblicato in: on 9 dicembre 2011 at 13:10  Lascia un commento  

Serata con il poeta MIODRAG GOLUBOVIC

Pubblicato in: on 2 dicembre 2011 at 09:00  Lascia un commento  

Poeti Futuri! Oratori, cantori, musicisti futuri! Sorgete!

Pubblicato in: on 4 novembre 2011 at 14:09  Commenti (1)  

BEPPE COSTA sceglie FABIO BARCELLANDI

Beppe Costa sceglie Fabio Barcellandi

Scrivere di Fabio Barcellandi è impresa ardua, complessa e, in qualche modo, riduttiva rispetto all’opera – seppur breve – che l’Autore ‘sembra’ aver prodotto. Scrivere poi di “Folle, di gente” sin già dal titolo complica ancor più le cose se, letta attentamente l’introduzione completa, colta, intrigante e quant’altro non acenno di Chiara Daino, è quasi dis’umano se non mi legasse, anzi, ci legasse la medesima passione poetica con l’Autore trattato.

A differenza, come raro accade, ma esiste, di tanti altri che scrivono e leggono se stessi, autocelebrandosi, definendosi, Barcellandi mi ricorda la frase (di Dante) che Pascoli utilizzò per mio nonno Vincenzo Muglia, suo primo editore di fine ottocento:

“S’arma e non parla” per sottolineare di quanto lavoro in silenzio fosse capace.

Qualche anno fa sentii – e lo feci rilevare – come una complicità che avevo perduta con la scomparsa di Dario Bellezza, quella capacità di scovare persone di gran valore e piuttosto riservate, sempre attente però a barcamenarsi per affermare la forza della parole, propria e altrui e così nacquero una serie d’incontri che chiamammo “I poeti dallo spazio”.

Fu infatti Fabio, me ignaro della rete e dei giornali che da 20 anni non compro più e sconfitto dalle troppe morti a partire da quella di Moravia (1990) fino a quella di Dario Bellezza (’96), fino a Luce d’Eramo (2001) a ridarmi una qualche speranza e fiducia che la poesia, la letteratura e le amicizie non si fossero esaurite come la mia stessa vita. Prima con “Parole alate” e qualche presenza in antologie, successivamente con “Nero, l’inchiostro” avevo la sensazione di trovare un nuovo (ma come conosciuto) compagno di viaggi e racconti e soprattutto la persona che avrebbe sostenuto e scovato (per le lingue conosciute e l’attenzione verso la rete stracolma di blog e di giornali).

Molto è accaduto e nel mondo della poesia non accademica e non ‘corrotta’ dai mezzucci di premioncoli e coppette, così complessa, invenduta e solitaria da essere il perfetto complice a un percorso impossibile da compiere da soli.


Arrivarono così diversi autori validi nella parola usata come urlo macigno ribellione a un mondo marcio eppur sì colorato, autori giovani con la stessa voglia di divenire “Folle, di gente”, di organizzare, di pubblicare senza l’arricchimento e l’inchino con editori che neanche leggono il titolo dello scritto che gli arriva: poche ore dopo e il contratto è già fra le tue mani, non manca che la firma. Così, atraverso gli incontri nascono e crescono persone (la stessa Daino, Andrea Garbin, Alessandro Assiri, Dana Drunk, Serse Cardellini, ecc.) iniziative, luoghi di vario genere, librerie ed editori (molti sono editi da Thauma). E si conferma quanto sostengo da anni: si sa che nel nostro paese, ma oggi anche in altri, gli artisti si pagano con le loro tasche l’arte, ma se si incontrano, incrociano, si uniscono diventa più facile e meno oneroso, rispetto a quanti con migliaia di euro stampano presentano, rinfrescano le proprie opere, vale per la poesia, per la pittura e oggi, anche per la musica. Quasi sempre il meglio è relegato, emarginato, perdente. Non sconfitto, certo.

E, ancora così per parlar di Fabio Barcellandi e della sua nuova raccolta di versi non ho scritto neppure una parola sulla ‘sua’ poesia. Ma, anche questo sostengo: pochi sono i poeti che vivono la poesia, nelle azioni, nei gesti, nelle amicizie, nel vedere l’alba e il buio della notte. Nell’amare i bambini ed odiare (sì e profondamente) chi li maltratta, li fa soffrire, o, peggio, uccide e noi, occidentali ne siamo spesso (anche se inconsapevoli) responsabili.

Ecco di Fabio allora un invito a leggere, diffondere, regalare il suo libro: all’interno di esso si può trovare ‘anche’ tutto ciò che non ho scritto: la poesia.

beppe costa

Lascio la parola al Poeta:

“Gastrite ulcerosa”

il mio continuo scrivermi dentro
ma ora basta
carta e penna
è ora che vediate
oltre

l’autopsia di un vivo

***

“FRAGILE”

fragile
non significa che io sia debole

crepa
mi piacerebbe farti precipitare
schianto

scheggia
mi piacerebbe farti a pezzi
squarci

delicato
mi piacerebbe farti ammalare
debole

fragile
mi piacerebbe fartici scontrare con questa mia fragilità
per vedere l’effetto che fa
sulla tua forza
pesta

se ne hai il coraggio!

***

“Se mai”

che sia d’improvviso
o per inciso
che sia d’affezione
o per devozione
che sia di gioia
o per noia
che sia di danno
o per malanno
che sia d’ignavia
o per vecchiaia
che sia di natura
o per iattura
che sia d’omicidio
(se mai dovessi morire)

per suicidio

SARÀ

***

“IO”

sopporto
ciò che non accetto
e accetto
ciò che non sopporto

VIVO

Fabio Barcellandi “Folle, di gente”, Edizioni Montag, pag.114, € 10.00
Isbn 978-88-96793-62-6

Pubblicato in: on 4 novembre 2011 at 13:39  Lascia un commento  

CONTRASTI LETTERARI: FABIO BARCELLANDI e ANILA RESULI

Pubblicato in: on 24 ottobre 2011 at 16:19  Lascia un commento  

BORDER SONGS

Per chi ancora non lo sapesse è uscito BORDER SONGS di Andrea Garbin. Il libro, il cui titolo italiano è CANTI DI CONFINE, è edito dalla C.C. MARIMBO di Berkley (by Randy Fingland) con introduzione e traduzione a fronte di Jack Hirschman. Codice ISBN 1-930903-65-0 $15 / €10

il libretto contiene i primi cinque CANTI e i primi tre CONFINI:
CANTO I (popularis respublica)
CANTO II (per gli scherani stolti)
CANTO III (per Alda Merini)
CANTO IV (all’amico Giovanni Buzi)
CANTO V (per le politiche amicizie del terrore)
primo confine: GAZA 30-12-2008
secondo confine: DEFORMI E BRUTTI
terzo confine: BAR PERù

Attualmente è reperibile:
- direttamentre tramite l’editore:  C.C.MARIMBO
- presso la CITYLIGHTS di San Francisco.
- presso la Bocù Libreria di Verona.
- direttamente tramite l’autore, facendone richiesta su questo blog, mandando una mail o telefonicamente.

Pubblicato in: on 7 ottobre 2011 at 12:48  Commenti (1)  

lo sapevate che è uscito “Folle, di gente”

Mi prendo il mondo e tutto quello che c’è dentro”

(Tony Montana dal Film “Scarface”)

Siamo tanti e le interlocuzioni sono infinite. Sempre più spesso, soltanto feedback virtuali di impulsi web, ma i versi appaiono dalle/nelle direzioni più improbabili dell’essere scrivente.

Nel caso di Fabio Barcellandi, si popolano improvvisamente, salendo oppure scendendo dal loro nucleo creativo, a volte orgogliosamente difeso con frammenti definitori di un pensiero abbozzato, altre con constatazione auto oracolari sulla propria condizione contraddittoria.

Nella contrapposizione di questi stati dell’anima nasce una forma di equilibrio assertivo.

Folle, di gente fa comprendere ben presto anche allo sfogliatore veloce che la vita:

Non si digerisce | “si vive” | … in bilico | tra l’evacuazione | e il rigurgito | in perenne nausea” ma certamente ciò non è banale “mal du vivre”, poichè quando subentra il lettore pausale, l’impressione verte sul postumo della rappresentazione, con analogia pittorica alla pittura dei soggetti di Lucien Freud soprattutto nel medesimo fornire all’autoptica del presente un corpo che appare soggetto del turbamento e dalla negazione della sua psiche e dunque in atto espressivo “scorporato”: “Scrivo | da una parte | d’umore/e leggo | dall’altra | d’umor | lo stupore” (P.69).

La reversibilità di tale modus scrivendi è questo cambio di posizione, mentre in altri passaggi della silloge, l’ostentazione estrema del concetto etico si rovescia negli altri, i quali sono lo stesso autore che li interpreta nel proprio degrado e riscatto finale:

Io sono l’autodistruzione | l’autocombustione | ciò che di te si perde | … | la tua vita | eter[n]a” (P.95).

Il nichilismo minimale di Barcellandi ha il pregio di non accettare la menzogna della verità apparente e propone la nuda ambiguità della vita anche e da questa prospettiva deriva la scelta

sintattica: Folle, di gente è scabro anche nelle misure ritmiche più dilungate. Si contiene con voce corporea, per mantenere la pluralità del suo sforzo univoco che si amplia in un discorso che tocca ad ogni passaggio prospettive umanistiche ormai sgretolate dalle replicazioni dei social codes del web e rientranti nei corpi connessi come “realtà” acquisita.

Fabio Barcellandi dispone ancora nelle sue poesie di quel fascino oscuro permeante a chi si toglie ma è al contempo presente ed avanza attento ad essere attraversato da tutto ciò che tocca. Questa, probabilmente, la duplice accezione del titolo:

Pazzia individuale e collettiva rinsavita e ritrovata dalla poesia.

Alberto Mori  – Ottobre 2011

Pubblicato in: on 2 ottobre 2011 at 17:08  Lascia un commento  

Bocù Libreria

Sabato 8 ottobre, alle ore 18:00 presso la splendida e poetica libreria Bocù di Verona siete invitati alla presentazione di due nuove uscite per la Thauma Edizioni.

Monica Ferretti presenta CORPO INTERROTTO

Alessandro ASSIRI presenta CRONACHE DELLA CITTA’ PARALLELA

Pubblicato in: on 27 settembre 2011 at 16:50  Commenti (2)  
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